🧬 Il DNA rivela i misteri nascosti di un crollo che trasformò la Francia neolitica. Un affascinante viaggio indietro nel tempo! #Storia #DNAAntico
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🍽️💀 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗲 𝘀𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝗕𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼?
🔬🧬 Una nuova ricerca internazionale ricostruisce la vita delle comunità della tarda Età del Bronzo in Europa centrale. Analisi di DNA antico e isotopi rivelano dieta, mobilità, salute e sorprendenti riti funerari.
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🧬 "Il DNA antico illumina un mistero millenario, risolvendo dubbi vecchi di 12.000 anni. Scienza e storia continuano a tessere insieme storie affascinanti!" #DNAantico #StoriaMisteriosa
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💀🔬 🧬 Nella Grotta del Romito (Calabria) identificata grazie al DNA antico la più antica malattia genetica mai diagnosticata: una displasia rara in una giovane vissuta 12.000 anni fa.
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Studi | Romito 2, l’analisi del DNA di oltre 12mila anni fa rileva la più antica malattia genetica
S&A
Per la prima volta una malattia genetica rara è stata diagnosticata con certezza in un individuo vissuto nel Paleolitico superiore, oltre dodicimila anni fa. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra come gli strumenti della genetica clinica moderna possano essere applicati con successo al DNA antico, aprendo nuove prospettive sullo studio delle patologie nella preistoria.
Al centro della ricerca vi è una celebre sepoltura rinvenuta nel 1963 nella Grotta del Romito, in Calabria: due individui deposti uno accanto all’altra, in un gesto interpretato come un abbraccio. Per decenni quella tomba ha sollevato interrogativi su identità biologica, parentela e condizioni fisiche dei due individui, noti come Romito 1 e Romito 2.
Una sepoltura del Paleolitico superiore
Il contesto archeologico della grotta è tra i più importanti dell’Italia meridionale per il Tardoglaciale. La doppia deposizione appartiene a gruppi di cacciatori-raccoglitori attivi in un ambiente ancora segnato dalle oscillazioni climatiche dell’ultima glaciazione.
Romito 1, l’individuo adulto, presentava una statura inferiore alla media (circa 145 cm). Romito 2, adolescente, mostrava invece un marcato accorciamento degli arti e un’altezza stimata intorno ai 110 cm. Le anomalie scheletriche avevano suggerito già in passato l’ipotesi di una displasia acromesomelica, ma mancava una conferma molecolare.
Il DNA dall’orecchio interno e la diagnosi genetica
Un team internazionale con ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Università di Vienna, del Centro Ospedaliero Universitario di Liegi e dell’Università di Coimbra ha estratto il DNA antico dalla porzione petrosa dell’osso temporale, nell’orecchio interno, oggi considerata una delle fonti più affidabili per la conservazione del materiale genetico negli scheletri antichi.
Le analisi hanno chiarito che entrambe erano di sesso femminile e parenti di primo grado, con ogni probabilità madre e figlia. Il dato più rilevante riguarda Romito 2: nel suo genoma è stata identificata una variante omozigote del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una rara malattia ereditaria caratterizzata da grave riduzione della crescita e accorciamento delle porzioni distali e medie degli arti.
Romito 1 risultava invece portatrice di una sola copia mutata del gene, condizione compatibile con una statura inferiore alla media ma priva delle manifestazioni più severe. Le caratteristiche genetiche osservate coincidono con i quadri clinici documentati nei pazienti contemporanei con mutazioni del gene NPR2.
Paleogenomica e malattie rare: un nuovo scenario
Lo studio segna un punto di svolta per la paleogenomica. Non solo consente di retrodatare con certezza la presenza di una specifica patologia genetica a oltre dodicimila anni fa, ma dimostra che le malattie rare non sono un fenomeno moderno. Varianti genetiche oggi considerate eccezionali erano già presenti nelle popolazioni preistoriche.
L’applicazione delle metodologie della medicina genomica ai resti archeologici apre la possibilità di identificare altre condizioni finora invisibili all’analisi puramente osteologica, integrando diagnosi molecolari e studio morfologico.
Un messaggio dal Paleolitico
Al di là del dato clinico, la scoperta restituisce la dimensione sociale di quelle comunità. Romito 2 sopravvisse fino alla tarda adolescenza nonostante una grave limitazione motoria, in un contesto ambientale impegnativo. Ciò implica una cura continuativa, assistenza nell’approvvigionamento del cibo e probabilmente nel movimento durante gli spostamenti stagionali.
In un’epoca spesso rappresentata come dominata esclusivamente dalla lotta per la sopravvivenza, la tomba della Grotta del Romito racconta invece una storia di relazioni, protezione e solidarietà. La genetica, intrecciandosi con l’archeologia, restituisce così non soltanto una diagnosi, ma un frammento di umanità condivisa attraverso i millenni.
📘 Fonte scientifica (primaria)
🧬 💀 🔬 Calabria, lo studio del DNA rivela il più antico caso di incesto: "Avvenne 3.500 anni fa, le prove dalla Grotta della Monaca, frequentata tra pastori nell'Età del Bronzo"
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https://storiearcheostorie.com/2025/12/29/calabria-dna-piu-antico-caso-di-incesto-eta-del-bronzo/
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💀 TURCHIA, IL CERCHIO DEI BAMBINI PERDUTI
Riti e misteri nell’Anatolia ittita: nuove scoperte a Uşaklı Höyük
Gli scheletri di 7 bimbi, una struttura monumentale circolare e un rituale ancora avvolto nel mistero.
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