La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale

La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019

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Domani: La mafia cinese, i nigeriani e tutti gli altri agguerriti clan

Come emerso da diverse attività d’indagine, gli appartenenti alla ‘confraternita’ hanno creato una delle loro basi in Sicilia, in particolare a Palermo, con il consenso di cosa nostra che, nel caso specifico, avrebbe optato per una strategia non interventista; le famiglie mafiose, difatti, avrebbero mantenuto il controllo delle attività illecite che si svolgono nelle zone di propria competenza, limitandosi ad ‘imporre la propria protezione’ ai traffici appannaggio dei nigeriani”

The Chinese mafia, Nigerians, and all the other fierce clans.

As emerged from various investigations, members of the ‘confraternita’ established one of their bases in Sicily, particularly in Palermo, with the consent of Cosa Nostra, which, in this specific case, would have opted for a non-interventionist strategy; the mafia families, in fact, would have maintained control of the illicit activities taking place in the areas of their competence, limiting themselves to ‘imposing their protection’ on the trafficking controlled by the Nigerians.

#Chinese #Nigerians #Sicily #Palermo #CosaNostra

https://www.editorialedomani.it/la-mafia-cinese-i-nigeriani-e-tutti-gli-altri-agguerriti-clan-l7sb3e7j

La mafia cinese, i nigeriani e tutti gli altri agguerriti clan

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Domani

Il Fatto Quotidiano: Stragi del ’92, la Procura di Caltanissetta chiede l’archiviazione di uno dei filoni sul dossier Mafia e appalti

Archiviare uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio: è quanto ha chiesto la Procura di Caltanissetta in merito all’indagine che riguardava la pista del dossier “Mafia e appalti“ come una delle moventi che sarebbe alla base delle stragi costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati.
Il filone di inchiesta (contro ignoti) riguarda la parte dell’indagine coordinata dalla Procura nissena sulle bobine e i brogliacci dell’inchiesta Mafia e appalti – nel filone legato alle intercettazioni trasmesse da Massa Carrara nel 1991 – ritenuti distrutti, ma i brogliacci sono stati ritrovati di recente dalla Guardia di finanza di Caltanissetta, in un archivio della sede palermitana. La richiesta di archiviazione è di circa 400 pagine e riguarda la pista che vedeva nell’indagine sulle infiltrazioni di Cosa nostra negli appalti il contesto in cui sarebbero maturate le stragi del ’92.
Da questa inchiesta “madre” è poi nato un altro filone riguardante gli ex sostituti procuratori Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, finiti indagati per favoreggiamento aggravato dall’aver favorito la mafia, ma il reato è prescritto: Natoli è indagato anche per calunnia. Questo filone, invece, resta ancora aperto.
Nei mesi scorsi i pm avevano chiesto anche l’archiviazione del filone di inchiesta sulla pista nera. L’istanza è stata respinta per due volte dal gip. Contro l’ultima decisione del giudice pende ricorso per Cassazione. Domani, intanto, il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca proseguirà la sua audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia proprio sul tema degli attentati di Capaci Via D’Amelio.
L'articolo Stragi del ’92, la Procura di Caltanissetta chiede l’archiviazione di uno dei filoni sul dossier Mafia e appalti proviene da Il Fatto Quotidiano.

’92 Massacres, the Caltanissetta Prosecutor’s Office requests the closure of one of the Mafia and contracts dossier strands.

Closing one of the investigative strands, against unknown suspects, concerning the Capaci and Via D’Amelio massacres: that is what the Caltanissetta Prosecutor’s Office has requested regarding the investigation that concerned the “Mafia and Contracts” dossier track as one of the motives behind the massacres that cost the lives of judges Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, and the escorts of the two magistrates.

The investigative strand (against unknown suspects) concerns the part of the investigation coordinated by the Nissena Prosecutor’s Office regarding the bobines (rolls) and discrepancies of the “Mafia and Contracts” investigation – in the strand linked to the interceptions transmitted from Massa Carrara in 1991 – deemed destroyed, but the discrepancies were recently found by the Guardia di finanza of Caltanissetta, in an archive of the Palermo headquarters. The request for closure is approximately 400 pages and concerns the track that saw in the infiltration of Cosa Nostra into contracts the context in which the massacres of 1992 matured.

From this “mother” investigation, another strand emerged concerning former Deputy Prosecutors Gioacchino Natoli and Giuseppe Pignatone, who were investigated for aggravated assistance involving favoring the mafia, but the crime is prescribed: Natoli is also investigated for defamation. This strand remains open.

In the past months, the public prosecutors had also requested the closure of the investigative strand on the black track. The request was rejected twice by the judge. An appeal to the Cassation Court is pending against the latest ruling of the judge. Tomorrow, meanwhile, the Caltanissetta Prosecutor Salvatore De Luca will continue his testimony before the National Anti-Mafia Commission specifically on the topic of the Capaci Via D’Amelio attacks.

Article Massacres of ‘92, the Caltanissetta Prosecutor’s Office asks for the closure of one of the strands on the Mafia and Contracts dossier comes from Il Fatto Quotidiano.

#Mafia #Capaci #GiovanniFalcone #FrancescaMorvillo #PaoloBorsellino #MassaCarrara #Guardiadi #Caltanissetta #Palermo #CosaNostra #GioacchinoNatoli #GiuseppePignatone #Natoli #theCassationCourt #SalvatoreDeLuca #theCapaciVia #IlFattoQuotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/stragi-92-caltanissetta-archivazione-mafia-appalti-news/8354513/

Stragi del ’92, la Procura di Caltanissetta chiede l’archiviazione di uno dei filoni sul dossier…

La richiesta di archiviazione, di circa 400 pagine, riguarda la pista che vedeva nell’indagine sulle infiltrazioni di Cosa nostra negli appalti il contesto in cui sarebbero maturate le stragi

Il Fatto Quotidiano

Primo piano ANSA - ANSA.it: Vent'anni fa la cattura di Provenzano, la pm Sabella: 'Scrivemmo una pagina di storia'

Dopo 43 anni in cella l'ultimo capo di Cosa nostra, nel covo un archivio prezioso

Twenty years ago, the capture of Provenzano, the prosecutor Sabella: 'We wrote a page of history'

After 43 years in prison, the last boss of Cosa Nostra, in a valuable archive in the hideout.

#Provenzano #Sabella #CosaNostra

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/10/ventanni-fa-la-cattura-di-provenzano-la-pm-sabella-scrivemmo-una-pagina-di-storia_0ddfa635-b3e9-4cae-ab2f-a372dd810a50.html

Vent'anni fa la cattura di Provenzano, la pm Sabella: 'Scrivemmo una pagina di storia' - Notizie - Ansa.it

Dopo 43 anni in cella l'ultimo capo di Cosa nostra, nel covo un archivio prezioso (ANSA)

Agenzia ANSA

Repubblica.it: Il pentito in tv e la nuova mafia invisibile

Mentre un ex killer decide di mostrarsi in volto, Cosa nostra sceglie l’opposto. Si nasconde meglio. Perché ha imparato che il vero potere non ha bisogno di farsi vedere

The repentant criminal in TV and the new invisible mafia.

While a former hitman decides to show his face, Cosa Nostra chooses the opposite. It hides better. Because it has learned that true power doesn’t need to be seen.

#CosaNostra

https://www.repubblica.it/cronaca/2026/04/08/news/gaetano_grado_pentito_tv_nuova_mafia_invisibile-425270626/

Il pentito in tv e la nuova mafia invisibile

Mentre un ex killer decide di mostrarsi in volto, Cosa nostra sceglie l’opposto. Si nasconde meglio. Perché ha imparato che il vero potere non ha bisogno di fa…

la Repubblica
#Politica e #Democrazia: ma gli #Elettori, #Attivisti e #Simpatizzanti del #Movimeto5Stelle sono informati sulle questioni della #Governance del loro #CorpoPolitico.
A me sembra che questo #Movimento non sia #CosaNostra, ma #CosaLoro.
#BeppeGrillo #LuigiDiMaio #GiuseppeConte

Domani: L’ascesa criminale delle “famiglie” calabresi

L’ascesa criminale della ‘ndrangheta, di cui si sono in parte già analizzate le ragioni all’inizio di questa Relazione, avviene dopo le stragi di Falcone e Borsellino, quando, sfruttando le difficoltà di cosa nostra, divenuta il bersaglio principale delle attività di contrasto dello Stato, le cosche calabresi investono i profitti dei sequestri di persona nella droga, inviando i loro uomini in Sudamerica

The rise of organized crime among the Calabrian “families”

The criminal rise of the ‘ndrangheta, of which some reasons were already analyzed at the beginning of this Report, occurs after the Falcone and Borsellino massacres, when, taking advantage of the difficulties of Cosa Nostra, which had become the main target of the State’s counter-activities, the Calabrian clans invested the profits from kidnappings in drugs, sending their men to South America.

#Calabrian #Falcone #Borsellino #CosaNostra #State #SouthAmerica

https://www.editorialedomani.it/lascesa-criminale-delle-famiglie-calabresi-qcd4ok3o

L’ascesa criminale delle “famiglie” calabresi

L’ascesa criminale della ‘ndrangheta, di cui si sono in parte già analizzate le ragioni all’inizio di questa Relazione, avviene dopo le stragi di ... Scopri di più!

Domani

Domani: Caso Delmastro, la «leggerezza» del sottosegretario in affari con Caroccia e la lezione tradita di Borsellino

«Gli uomini politici non devono soltanto essere onesti, ma apparire onesti», aveva detto il giudice ucciso da Cosa Nostra nel 1989. Un discorso che oggi sembra essere contraddetto dalle dichiarazioni della premier Meloni sulla vicenda che ha travolto il numero due di via Arenula

Delmastro case, the “lightness” of the undersecretary dealing with Caroccia and the betrayed lesson of Borsellino.

Politicians don't just have to be honest, they must appear honest,” had said the judge killed by Cosa Nostra in 1989. A speech that today seems to be contradicted by the statements of Prime Minister Meloni regarding the affair that overwhelmed the number two at via Arenula.

#Delmastro #Caroccia #CosaNostra #Meloni #Arenula

https://www.editorialedomani.it/fatti/caso-delmastro-la-leggerezza-del-sottosegretario-in-affari-con-caroccia-e-la-lezione-tradita-di-borsellino-xjgwwxmc

Caso Delmastro, la «leggerezza» del sottosegretario in affari con Caroccia e la lezione tradita di Borsellino

«Gli uomini politici non devono soltanto essere onesti, ma apparire onesti», aveva detto il giudice ucciso da Cosa Nostra nel 1989. Un discorso ... Scopri di più!

Domani

> 75 years ago, a viral TV moment ignited America's obsession with the Mafia
https://www.npr.org/2026/03/16/nx-s1-5668261/75-years-ago-viral-senate-tv-hearings-mafia

And thing is none of those mobsters could hold a candle to the #PendejoInChief.

#history #Mob #Mafia #CosaNostra #crime

La Stampa - News, inchieste e approfondimenti La Stampa: Morto Bruno Contrada, il super poliziotto nei misteri di mafia

Ex numero tre del Sisde negli anni più violenti di Cosa Nostra. La sua condanna in Cassazione per concorso esterno fu revocata dopo un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani

Bruno Contrada is dead, the top cop in the mafia mysteries.

Number three of the Sisde (Sicilian Anti-Mafia Investigative Unit) in the most violent years of Cosa Nostra (Mafia). His conviction at the Court of Cassation for external association was revoked after a ruling by the European Court of Human Rights.

#BrunoContrada #Sisde #Sicilian #CosaNostra #Mafia #theCourtofCassation

https://www.lastampa.it/cronaca/2026/03/13/news/bruno_contrata_morto_agente_segreto_poliziotto-15543199/

Morto Bruno Contrada, il super poliziotto dei misteri mafiosi

Ex numero tre del Sisde negli anni più violenti di Cosa Nostra. La sua condanna in Cassazione per concorso esterno fu revocata dopo un pronunciamento della Cor…

La Stampa