📰 Lavoratori indiani sfruttati nel cantiere del Consolato Usa a Milano: la trappola del contratto di lavoro per “distacco”

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🔗 https://www.open.online/2026/06/02/milano-inchieste-consolato-stati-uniti-procura-caporalato-sfruttamento-lavoratori-indiani/

📰 Caporalato al cantiere per il nuovo Consolato Usa, il manager turco Ulas Demir fermato in aeroporto mentre tentava la fuga dall’Italia

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🔗 https://www.open.online/2026/05/31/caporalato-consolato-usa-milano-tentata-fuga-manager-turco-ulas-demir/

"Se il sistema ti dice che puoi fermarti, ma ti riconosce qualcosa solo quando consegni, il messaggio economico resta chiaro: il rischio produce compenso, non sospensione retribuita."

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https://diogenenotizie.com/rider-e-caldo-la-sicurezza-resta-a-cottimo/

Rider e caldo, la sicurezza resta a cottimo - Diogene Notizie

Ordinanze e linee guida proteggono i rider dal caldo, ma se il reddito dipende dalle consegne fermarsi significa non guadagnare

Diogene Notizie

"È nel prezzo troppo basso per essere giusto. È nel contratto che esiste solo sulla carta. È nella giornata lavorata e non dichiarata. È nel furgone pagato dal bracciante. È nella serra a 40°C. È nella stalla isolata. È nella cooperativa senza terra. È nella busta paga che mente. È nel prodotto che arriva pulito sul banco dopo aver attraversato lavoro sporco."

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Il caporalato non è nei campi, è nella filiera - Diogene Notizie

Il caporalato non vive solo nei campi: passa da contratti pirata, cooperative fantasma, logistica, Gdo e prezzi troppo bassi

Diogene Notizie
Tragitto casa lavoro come casa scuola
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Bakari Sako aveva 35 anni, veniva dal Mali, viveva a Taranto e lavorava come bracciante agricolo. È stato ucciso all’alba, mentre stava andando a lavorare.

A denunciarlo è Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa: dietro la morte di Bakari non c’è solo una tragedia, ma un sistema che rende invisibili i braccianti immigrati, li espone allo sfruttamento e poi li cancella dal dibattito pubblico.

Il governo non vede, non sente e non parla. Perché parlare significherebbe ammettere che la retorica dell’insicurezza serve anche a costruire consenso sulla pelle delle persone migranti.

Dai campi al Mediterraneo, dai CPR alle periferie, il punto è sempre lo stesso: diritti negati, vite abbandonate, responsabilità rimosse.

Giustizia per Bakari Sako.
Giustizia per tutte le persone migranti sfruttate, respinte, rinchiuse e rese invisibili.

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PIANA DEL SELE: UNO SPECCHIO DEL CAPORALATO ITALIANO

Con il giornalista Salvatore Lucente abbiamo parlato della Piana del Sele, l’ampia zona agricola che si estende tra Pontecagnano, Eboli, Capaccio e Bellizzi, circa 450 chilometri di estensione ed oltre seimila ettari di serre, situata nella provincia di Salerno. Qui a fine aprile è morto  Paul Neeraj, lavoratore che era stato portato in Pronto Soccorso nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile, incosciente, le gambe in cancrena, dopo giorni e giorni in cui non aveva ricevuto cure. […]

https://radioblackout.org/2026/05/piana-del-sele-uno-specchio-del-caporalato-italiano/

Lo schiaffo del padrone

di Renato Turturro “Gli operai non sono schiavi. Possono organizzarsi, possono far valere i propri diritti, non si lavora gratis.” L’aggressione fisica subita dal sindacalista del Sudd Cobas a Prato …

Osservatorio Repressione
PIANA DEL SELE: UNO SPECCHIO DEL CAPORALATO ITALIANO

<p>Con il giornalista Salvatore Lucente abbiamo parlato della Piana del Sele, l’ampia zona agricola che si estende tra Pontecagnano, Eboli, Capaccio e Bellizzi, circa 450 chilometri di estensione ed oltre seimila ettari di serre, situata nella provincia di Salerno. Qui a fine aprile è morto  Paul Neeraj, lavoratore che era stato portato in Pronto Soccorso […]</p>

Il Primo Maggio non può essere solo una celebrazione: deve essere una denuncia.
Paul Neeraj è morto dopo giorni di agonia, simbolo di un sistema che continua a sacrificare vite nei campi.
Non è fatalità: è sfruttamento, caporalato, invisibilità.
È schiavitù moderna, ancora oggi, nel 2026.

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