San Francesco tra manoscritti e iconografia: in Casentino una mostra per gli 800 anni del Santo

In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il Casentino celebra il suo profondo legame con la spiritualità francescana attraverso una grande mostra ospitata nel cuore medievale di Poppi. Dal 14 giugno al 4 ottobre 2026 il Castello dei Conti Guidi accoglie infatti “FRANCESCO. Il Casentino, i Codici di Assisi, l’iconografia”, un progetto espositivo che unisce storia, arte e devozione in uno dei territori più strettamente legati alla memoria del Santo.

L’inaugurazione ufficiale è in programma domenica 14 giugno alle ore 17, dando avvio a un percorso culturale che coinvolge l’intero territorio casentinese.

I preziosi codici provenienti da Assisi

Fulcro della mostra sono gli straordinari manoscritti conservati presso la Biblioteca Rilliana di Poppi, documenti di eccezionale valore storico originariamente appartenuti al Sacro Convento di Assisi.

Questi codici rappresentano una testimonianza diretta della diffusione del messaggio francescano e della trasmissione dei testi religiosi nei secoli successivi alla vita del Santo. Attraverso le loro pagine è possibile ripercorrere le prime forme di devozione e comprendere il ruolo che i manoscritti ebbero nella costruzione della memoria francescana.

L’evoluzione dell’immagine di San Francesco

Accanto ai codici, il percorso espositivo propone una sezione dedicata all’iconografia francescana, con dipinti, manufatti e opere provenienti anche da collezioni private.

Il castello dei conti Guidi a Poppi, sede della mostra (Di 74701705@N00 – Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3771499)

L’obiettivo è mostrare come la figura di san Francesco sia stata interpretata e rappresentata nel corso dei secoli da artisti e committenti, evidenziando l’evoluzione della sua immagine e la capacità del suo messaggio di attraversare epoche e sensibilità differenti.

Le opere esposte permettono di osservare il progressivo consolidarsi dei simboli che ancora oggi identificano il Santo di Assisi, dalla povertà evangelica al rapporto con la natura, fino agli episodi più celebri della sua vita.

Un itinerario tra i luoghi della spiritualità casentinese

La mostra non si limita agli spazi del castello, ma si sviluppa come un vero e proprio percorso diffuso nel territorio.

L’iniziativa coinvolge infatti anche il Convento Cappuccino di Poppi e il Complesso Monastico di Camaldoli, con la suggestiva Biblioteca “Odoardo Baroncini”, creando un itinerario che mette in relazione le grandi tradizioni spirituali francescana e benedettina che hanno segnato la storia del Casentino.

Questa dimensione territoriale consente ai visitatori di approfondire il contesto culturale e religioso nel quale si sono sviluppate alcune delle esperienze più significative del Medioevo italiano.

Un progetto per valorizzare l’identità del Casentino

Curata da Dom Claudio Ubaldo Cortoni, Michel Scipioni e Francesco Traversi, la mostra nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e artistico locale attraverso un approccio scientificamente rigoroso.

Promossa dal Comune di Poppi con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Chiusi della Verna, l’iniziativa coinvolge numerose realtà culturali e religiose del territorio, tra cui la Comunità Monastica di Camaldoli, la Fondazione Camaldoli Cultura, la Provincia Toscana dei Frati Minori Cappuccini e la Fraternità della Verna.

L’esposizione si propone così come uno degli appuntamenti più significativi delle celebrazioni francescane del 2026, offrendo l’opportunità di ammirare documenti raramente esposti e di riscoprire il profondo legame tra il Casentino e la figura di san Francesco.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

FRANCESCO. Il Casentino, i Codici di Assisi, l’iconografia
📍 Poppi (Arezzo), Castello dei Conti Guidi
📅 14 giugno – 4 ottobre 2026
🌐 Info: castellodipoppi.it

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Pedagogia da Fé: Maternidade e Devoção na Igreja de Saint-Sulpice

Capela de Sainte-Anne, na Igreja de Saint-Sulpice, em Paris. Destacam-se o vitral com Santa Ana a ensinar Maria e o grupo escultórico em mármore. A decoração da abóbada, em estilo neoclássico, reforça o carácter cenográfico e religioso do espaço. #Photography #França #Saint-Sulpice #Sainte-Anne

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Chieri (To), recuperati dopo oltre 50 anni due reliquiari rubati dal tesoro del Duomo (con VIDEOSERVIZIO)

S&A

Dopo oltre mezzo secolo tornano finalmente a Chieri, nel Torinese, due preziosi reliquiari appartenenti al tesoro del Duomo, trafugato durante uno dei più clamorosi furti d’arte sacra avvenuti in Piemonte nel Novecento.

La restituzione ufficiale è avvenuta il 16 maggio 2026 nella Chiesa di Santa Maria della Scala, durante i solenni festeggiamenti dedicati ai Santi Giuliano e Basilissa. A riconsegnare le opere alla comunità è stato il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino, al termine di un’indagine internazionale coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino.

I reliquiari recuperati: capolavori del Quattrocento

Le opere recuperate raffigurano San Giuliano Martire e la Madonna con Bambino. I due reliquiari, realizzati rispettivamente nel 1460 e nel 1492, sono manufatti in argento sbalzato di straordinario valore storico e artistico.

Facevano parte del celebre tesoro del Duomo di Chieri, composto complessivamente da 34 opere tra manufatti fiamminghi di altissimo pregio e raffinati lavori di oreficeria locale del XV secolo. Il tesoro era stato trafugato il 12 luglio 1973 in un furto che colpì profondamente il patrimonio artistico e religioso piemontese.

L’indagine partita da una mail anonima

Le indagini che hanno portato al recupero dei reliquiari sono iniziate dopo l’invio di una mail all’Arcidiocesi di Torino. Nel messaggio veniva richiesta una somma di denaro in cambio della restituzione delle due opere.

L’email, proveniente da un account svizzero, è stata immediatamente analizzata dai Carabinieri del TPC, che hanno avviato approfondite indagini telematiche per verificare la credibilità della richiesta e identificare i responsabili.

Grazie anche alla collaborazione della polizia svizzera, gli investigatori sono riusciti a individuare una coppia di coniugi residenti in Svizzera.

La collaborazione internazionale e il recupero delle opere

L’operazione è stata resa possibile grazie a una rogatoria internazionale e alla collaborazione tra la magistratura italiana e le autorità del Canton Vallese. Nel corso di una perquisizione effettuata dalla polizia elvetica sono stati rinvenuti e sequestrati i due reliquiari.

Fondamentale si è rivelato anche il confronto con la Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti, il database gestito dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La verifica ha confermato che le opere sequestrate erano proprio quelle rubate nel 1973 dal Duomo di Chieri. I due manufatti sono stati rimpatriati in Italia nel febbraio scorso.

Le opere erano state esportate illegalmente all’estero

Secondo quanto emerso dalle indagini, i reliquiari sarebbero stati trasferiti all’estero poco tempo dopo il furto e successivamente rivenduti. Gli investigatori hanno quindi accertato l’avvenuta esportazione illecita e la successiva ricettazione dei beni culturali.

Il recupero assume un valore ancora più importante considerando che già negli anni 1974, 1975 e 1981 i Carabinieri TPC erano riusciti a recuperare parte del tesoro trafugato.

Un recupero simbolico per la comunità di Chieri

La restituzione dei reliquiari rappresenta non solo un successo investigativo, ma anche un evento dal forte valore simbolico e religioso. Le opere tornano infatti nel loro contesto originario, restituite alla devozione popolare e alla memoria storica della comunità.

Alla cerimonia ufficiale erano presenti il Procuratore Aggiunto della Procura di Torino, il Sindaco di Chieri, il Vescovo Ausiliare di Torino e il Responsabile dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Chieri (To), recuperati dopo oltre 50 anni due reliquiari rubati dal tesoro del Duomo: GUARDA IL VIDEOSERVIZIO)

https://youtu.be/yfwDIyzcxQc

Il ruolo del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale

L’operazione conferma ancora una volta l’importanza del lavoro svolto dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, specializzato nella lotta contro il traffico illecito di opere d’arte.

L’intervento tempestivo dei militari, che non hanno sottovalutato la richiesta anonima giunta via mail, ha impedito che i reliquiari potessero essere dispersi nuovamente nel mercato nero internazionale dell’arte e del collezionismo religioso.

La vicenda dimostra inoltre come la cooperazione internazionale tra forze di polizia e magistrature possa garantire il recupero del patrimonio culturale anche a distanza di molti decenni.

Un patrimonio ritrovato dopo mezzo secolo

Il ritorno dei due reliquiari chiude simbolicamente un capitolo doloroso della storia culturale di Chieri.

A oltre cinquant’anni dal furto, la comunità può oggi riabbracciare due opere che rappresentano non soltanto un patrimonio artistico di straordinario valore, ma anche una testimonianza identitaria della propria storia religiosa e civile.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: carabinieri TPC ✅
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🕯 Las imágenes no siempre fueron vestidas.

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Quando guardo un'opera di arte sacra, pur non capendo molto, ne rimango rapito #nemi #Roma #artesacra

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🖼️ La storia dell’arte non vive solo nei grandi centri.
Un nuovo volume riporta alla luce la pittura del Seicento in Val Lagarina: botteghe, devozione e comunità raccontano un patrimonio da riscoprire.

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✨ 𝗙𝗶𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗯𝗮𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶

✅ La Cappella Corsini al Carmine, capolavoro barocco di Foggini, viene finalmente restituito alla città. La cerimonia domani alle 11

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➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-bQ0

https://storiearcheostorie.com/2026/01/06/restauro-cappella-corsini-carmine-firenze/