L'#Anvur nasce incostituzionale e dipendente dal governo, come strumento per violare sistematicamente l'articolo 33 della costituzione. Ora è solo un po' più chiaro: https://www.roars.it/anvur-la-grande-finzione-quindici-anni-di-indipendenza-al-servizio-dei-partiti/

Fin dall'inizio si trattò di un progetto fascista (*), ancorché " disegnato da Prodi-Mussi con il contributo chiave del sottosegretario Luciano Modica (PD) come strumento di modernizzazione forzata dell’università. Fu poi implementata dalla Riforma Gelmini e rafforzata da Matteo Renzi, ministra Valeria Fedeli, su consiglio dei Bocconi Boys."

Gli attuali nominati all'Anvur sono quasi tutti ex rettori, vicini alla destra. Non sorprende: i rettori, quasi sempre, stanno spontaneamente dalla parte del governo.

(*) https://www.roars.it/riviste-allindice-la-controriforma-dellanvur/ - 2012

ANVUR, la grande finzione: quindici anni di “indipendenza” al servizio dei partiti

Per quindici anni ci hanno raccontato la favola dell’ANVUR “tecnica”, “terza”, “indipendente”. Adesso, grazie al governo Meloni e alla ministra Bernini, la maschera è definitivamente caduta: l’università italiana è stata governata per 15 anni da una cabina di regia politica travestita da autorità ne

ROARS

Agenzia Nova: Governo: da Cdm si' ad avvio procedura nomina Marano a presidente Consiglio direttivo Anvur

22 mag 22:30 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio dei ministri ha deliberato, su proposta del ministro dell'Universita' e della Ricerca, Anna Maria... (Com)

Government: From CDM to initiation of the procedure for appointing Marano as president of the executive board of Anvur.

May 22 22:30 - (Agenzia Nova) - The Council of Ministers has approved, on the proposal of the Minister of Universities and Research, Anna Maria... (Com)

#Marano #Anvur #AgenziaNova #AnnaMaria

https://www.agenzianova.com/a/6a10c2f4028499.38829078/7418174/2026-05-22/governo-da-cdm-si-ad-avvio-procedura-nomina-marano-a-presidente-consiglio-direttivo-anvur

Adnkronos - ultimoratop: Università UniMarconi celebra i 10 anni della rivista scientifica internazionale Areté

(Adnkronos) - Riconosciuta da Anvur come Classe A

UniMarconi University celebrates the 10th anniversary of the international scientific journal Areté.

(Adnkronos) - Recognized by Anvur as Class A

#Areté #Anvur

https://www.adnkronos.com/cronaca/universita-unimarconi-celebra-i-10-anni-della-rivista-scientifica-internazionale-arete_2eVO9oVjfxN3gMKmWk6IWL

Università UniMarconi celebra i 10 anni della rivista scientifica internazionale Areté

Riconosciuta da Anvur come Classe A

Adnkronos

Il Tempo: Università UniMarconi celebra i 10 anni della rivista scientifica internazionale Areté

Roma, 21 mag. (Adnkronos/Labitalia) - L'Ateneo UniMarconi ha ospitato un confronto tra studiosi ed esponenti del mondo accademico sui temi della ricerca filosofica e umanistica contemporanea, confermando il proprio impegno nella valorizzazione della produzione scientifica e del dialogo interdisciplinare. L'Università degli Studi Guglielmo Marconi, infatti, ha celebrato ieri i dieci anni di Areté. International Journal of Philosophy, Human & Social Sciences, la rivista scientifica internazionale dell'Ateneo, in occasione dell'incontro '10 anni di Areté - Missione, aree di ricerca, prospettive future'. Un anniversario che rappresenta un traguardo significativo nel percorso di consolidamento della ricerca scientifica e della produzione accademica di UniMarconi, confermando il ruolo dell'Ateneo nella promozione del dibattito culturale e interdisciplinare a livello nazionale e internazionale.
Nel corso di questi anni, Areté si è progressivamente affermata nel panorama scientifico come spazio autorevole di confronto tra filosofia, scienze umane e sociali, ottenendo il riconoscimento Anvur come rivista scientifica di Classe A nei settori Filosofia Teoretica ed Estetica e Filosofia dei Linguaggi. Un riconoscimento che ne certifica la qualità scientifica, il valore della produzione editoriale e il contributo al sistema della ricerca accademica italiana. L'incontro ha riunito esponenti del mondo accademico, studiosi, membri della direzione scientifica e rappresentanti delle principali società filosofiche italiane, dando vita a un confronto dedicato alle prospettive della ricerca umanistica contemporanea, all'evoluzione dei modelli interdisciplinari e alle future linee di sviluppo scientifico della rivista.
La giornata ha inoltre evidenziato il ruolo sempre più centrale delle pubblicazioni scientifiche nella costruzione di reti culturali e accademiche internazionali, nella diffusione della ricerca e nella valorizzazione del pensiero critico all'interno del sistema universitario contemporaneo. Attraverso Areté, UniMarconi conferma il proprio impegno nel sostenere la ricerca di qualità, la produzione scientifica riconosciuta e il dialogo tra discipline, investendo in progetti editoriali capaci di contribuire in modo autorevole al panorama culturale e accademico nazionale e internazionale.

UniMarconi University celebrates the 10th anniversary of the international scientific journal Areté.

Rome, May 21st (Adnkronos/Labitalia) – The UniMarconi University hosted a discussion between scholars and academics on contemporary philosophical and humanities research, confirming its commitment to promoting scientific production and interdisciplinary dialogue. The Guglielmo Marconi University of Studies celebrated its tenth anniversary of Areté. International Journal of Philosophy, Human & Social Sciences, the university’s international scientific journal, during the event ‘10 Years of Areté – Mission, Research Areas, Future Perspectives’. This anniversary represents a significant milestone in the UniMarconi’s consolidation of scientific research and academic production, confirming the university’s role in promoting cultural and interdisciplinary debate at national and international levels.

Over the years, Areté has gradually established itself in the scientific landscape as an authoritative space for discussion between philosophy, the humanities, and the social sciences, earning Anvur recognition as a Class A scientific journal in the fields of Theoretical Philosophy and Aesthetics and Philosophy of Language. This recognition certifies the journal’s scientific quality, the value of its editorial production, and its contribution to the Italian academic research system. The event brought together academics, researchers, members of the scientific direction, and representatives of leading Italian philosophical societies, fostering a discussion dedicated to the perspectives of contemporary humanistic research, the evolution of interdisciplinary models, and the future scientific development of the journal.

The day also highlighted the increasingly central role of scientific publications in building international cultural and academic networks, disseminating research, and valuing critical thinking within the contemporary university system. Through Areté, UniMarconi confirms its commitment to supporting high-quality research, recognized scientific production, and dialogue between disciplines, investing in editorial projects capable of contributing authoritatively to the national and international cultural and academic landscape.

#Areté #Adnkronos/Labitalia #tenth #UniMarconi #Anvur #Italian

https://www.iltempo.it/adnkronos/2026/05/21/news/universita-unimarconi-celebra-i-10-anni-della-rivista-scientifica-internazionale-arete--47816935/

Università UniMarconi celebra i 10 anni della rivista scientifica internazionale Areté

Roma, 21 mag. (Adnkronos/Labitalia) - L'Ateneo UniMarconi ha ospitato un confronto tra studiosi ed esponenti del mondo accademico sui temi della ricer...

RE: https://aisa.sp.unipi.it/lanvur-agenzia-dipendente-per-la-valutazione-di-stato-diventa-ancor-piu-governativa/

#Anvur Posso permettermi di dire che è un'operazione fascista perché l'avevo scritto in tempi non sospetti (https://www.roars.it/riviste-allindice-la-controriforma-dellanvur/).

Ora, almeno, sarà più chiaro per chi non ci credeva che ubbidire all'Anvur è una cosa, e ubbidire alla Costituzione un'altra.

Entra in vigore il 19 febbraio il nuovo regolamento dell’ANVUR, firmato dal presidente della repubblica il giorno successivo all’Epifania.

Il Presidente sarà nominato direttamente dal ministro, anziché, come avviene attualmente, essere eletto all’interno del direttivo. Sia il presidente che i quattro membri saranno scelti dal ministro ciascuno all’interno di una terna di nomi. Queste terne saranno predisposte da un “comitato di selezione appositamente costituito con decreto del Ministro”. Il ministro sceglierà direttamente tre dei cinque membri del comitato di selezione, cioè la maggioranza del comitato. Gli altri due membri saranno invece indicati da Accademia dei Lincei e ERC.

Il ministero dell’università, determinando la maggioranza del comitato di selezione dei membri dell’agenzia e nominandone il presidente, ne avrà un controllo ancora più intenso. L’operazione è avvenuta con un tratto di penna perché il dispositivo della soggezione della ricerca al governo era già in funzione, e i suoi vertici non solo si sono già sottomessi, ma hanno anche imposto sottomissione.

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Addio alla finzione: il governo ha il controllo totale di ANVUR

Entrerà in vigore il prossimo 19 febbraio il nuovo regolamento di ANVUR, firmato dal presidente Mattarella il 7 gennaio 2026. Malgrado il durissimo parere del Consiglio di Stato, il testo finale introduce solo modifiche cosmetiche al testo predisposto dal governo. Il risultato finale è la consegna d

ROARS

ANDU, FLC-CGIL, Roars, nonché la Rete delle Società Scientifiche, hanno espresso allarme o almeno preoccupazione per i doni che lo stato si appresta a regalare alla ricerca italiana. Questi doni, che rafforzeranno i poteri, già non poco oppressivi, del ministero dell’università e della ricerca, dell’Anvur che gli è sottomesso e delle gerarchie accademiche locali, consistono:

  • in una riforma del reclutamento, già approvata in senato, che rende i concorsi interamente locali, ma sotto il controllo dell’Anvur sia in ingresso sia in uscita;
  • in una riforma dell’Anvur, per via regolamentare e non legislativa, volta ad accentuarne ulteriormente la subordinazione al ministero;
  • in una riforma dell’amministrazione delle università, per via legislativa, che accentuerebbe il dispotismo locale dei rettori e la loro sudditanza al governo nazionale.
  • La scienza italiana, che nell’età moderna si fondò e perseguì la libertà dell’uso pubblico della ragione e l’emancipazione dal segreto, si trova ora a misurarsi con tre poteri che hanno solo accidentalmente a che vedere con la ricerca della verità: quello, locale, di colleghi e rettori, quello, centralizzato, dell’agenzia sedicente indipendente per la valutazione di stato, la quale attribuisce la quota cosiddetta “premiale” del finanziamento ordinario, e quello del governo a cui essa stessa è sottoposta fin dalla sua istituzione.

    Promuovendo la scienza aperta come scienza libera e non come costoso adempimento burocratico, abbiamo sostenuto che la valutazione amministrativa della ricerca, in Italia centralizzata in forma di valutazione di stato, è intrinsecamente dispotica e retrograda: dispotica perché sostituisce alla libera discussione entro le comunità scientifiche una statuizione di un’autorità esterna e non scientifica, in quanto derivante da una gerarchia amministrativa; retrograda perché impone indicatori costruiti sul passato che disconoscono non solo la riflessività dell’azione sociale,1 ma anche la natura aperta della ricerca.

    A questo dispositivo, che Mario Ricciardi descrisse precocemente come un “apparato burocratico di tipo sovietico”, i professori italiani si sono – sostanzialmente – piegati. Fra gli effetti della sottomissione c’è stato il blocco di un’evoluzione verso una scienza aperta nel senso di libera da oligopoli editoriali privati e liste di riviste “scientifiche” ed “eccellenti” di composizione amministrativa. Accettarla, ai più, è parsa una scelta prudente: si tratta però di capire se è stata anche una scelta sapiente.

    1. La metamorfosi del “cretino locale”

    Pietro Rossi, in un fortunato articolo, criticò i concorsi introdotti nel 1998, in cogestione fra “facoltà e corporazione disciplinare”. Secondo Rossi, in un sistema in cui la sede che fa il favore di bandire una valutazione comparativa può barattare la vittoria del proprio candidato interno con le idoneità di candidati esterni supplementari che trovano cattedra a casa loro, l’ascesa del “cretino locale”, entro comunità di disciplina sempre più frammentate e chiuse, non può che essere irresistibile.

    Il disegno di legge approvato in senato abolisce l’Abilitazione Scientifica Nazionale a favore di concorsi esclusivamente locali con vincitori unici, accessibili tramite un’autocertificazione della soddisfazione di criteri stabiliti con decreto ministeriale su proposta dell’Anvur, sentito il CUN, i quali comprenderanno “indicatori minimi di quantità, continuità e distribuzione temporale dei prodotti della ricerca”. I commissari dovranno godere dei medesimi requisiti. Dopo tre anni i vincitori verranno valutati dall’Anvur, con eventuali conseguenze sanzionatorie in termini di finanziamento istituzionale.

    Si tornerà dunque al “cretino locale”, o, come scrive più gentilmente Roberta Calvano, a un sistema in cui “il nepotismo e gli abusi sono stati per anni alla radice di un diffuso malcostume accademico”? No: in virtù dell’Anvur e del ministero, questa volta il “cretino”, selezionato tramite valutazione amministrativa in ingresso e in uscita e giudicato da commissari simili a lui, sarà probabilmente bibliometrico, sicuramente governativo, e giocoforza sottomesso ai colleghi disposti a usare il loro potere di ricatto – qualità, queste, che con la scienza libera hanno ben poco a che vedere.

    2. L’autoaffermazione dell’università italiana

    “Noi vogliamo noi stessi” proclamava un rettore a Friburgo, perorando l’autoaffermazione dell’università. Correva l’anno 1933: Martin Heidegger diceva “noi”, ma era entrato in carica su pressione del governo nazista, dopo che il suo predecessore, riluttante a licenziare gli ebrei, era stato indotto alle dimissioni. Tra poco, forse, anche i rettori italiani, pur più sottilmente e con qualche sbavatura normativa, potranno dire “noi” al modo di Heidegger:

  • la composizione, legalmente determinata, del consiglio di amministrazione consentirà loro di contare su una maggioranza certa purché ubbidiscano al governo. Eliminato il rappresentante del personale tecnico-amministrativo, degli 11 membri del consiglio uno sarà il rettore stesso, quattro saranno nominati direttamente da lui (due docenti e due componenti esterni); a questi si aggiungerà uno studente eletto, come residuo vestigiale di democrazia, due docenti indicati dal senato, il candidato rettore soccombente e un membro nominato dal governo. Al rettore basterà restare agli ordini di quest’ultimo – esercizio che, probabilmente, non gli sarà difficile – per avere una maggioranza garantita;2
  • il mandato del rettore sarà prolungato da sei a otto anni, con un eventuale plebiscito di conferma dopo quattro anni, qualora proposto dai 3/5 del senato accademico. A proposito del mandato, dall’ipotetico testo di riforma cadono le parole “non rinnovabile”;
  • nella programmazione triennale il rettore dovrà tener conto anche di “linee generali di indirizzo stabilite dal Ministro”.
  • I rettori preferiranno continuare a regnare all’inferno o proveranno a servire in paradiso? Non si sa: ma certamente con “rettori che agiscono sotto l’occhiuta vigilanza del ministro e da cui dipenderanno a catena tutte le cariche interne agli atenei (i cui mandati vengono allineati alla durata di quello dei rettori)” l’esercizio della libertà della ricerca, sia in senso negativo sia in senso positivo, sarà ancor più difficile, e rischioso.

    3. L’epifania dell’Anvur

    Come ha osservato Roberto Caso, l’Anvur, istituita nel 2006 sotto il governo Prodi II, è nata così dipendente da aver ricevuto critiche perfino da una sostenitrice della valutazione amministrativa come Fiorella Kostoris. Il regolamento di riforma – che viola, secondo il Consiglio di Stato, la gerarchia delle fonti3 – renderebbe più intenso un controllo del governo sulla ricerca già in atto, al quale i più, a dispetto del primo comma dell’articolo 33 della costituzione italiana, hanno ritenuto opportuno sottomettersi.

  • L’Anvur sarà ancor più ministeriale e dipendente: rispetto al regime attuale, il presidente dell’Anvur diverrebbe di nomina ministeriale diretta, così come i comitati di selezione delle rose dei candidati fra i quali il ministro sceglierà i quattro membri del consiglio direttivo, non più costituiti su indicazione di enti esterni.
  • L’Anvur diverrà la valutatrice generale di stato: l’agenzia, che attualmente valuta solo università ed enti di ricerca vigilati dal MUR (quali CNR, INAF, INDIRE, INFN, INGV, INVALSI), allungherà il suo occhio agli altri enti di ricerca pubblici (ASI, CREA, ENEA, ISPRA, ISS, ISTAT) in base ad accordi con i ministeri vigilanti, alle Accademie e all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) a enti privati ma finanziati pubblicamente (IIT di Genova, HT di Milano e Fondazione Biotecnopolo di Siena) e simili, nonché, per chi mai volesse richiederlo, in ambito internazionale. E non si occuperà solo di arte, musica e ricerca bensì anche delle cosiddette “competenze trasversali e disciplinari” acquisite dagli studenti e degli “sbocchi occupazionali dei laureati”. Tutto ciò, chiarisce la relazione di accompagnamento, nel “rispetto dell’indirizzo politico dato dal Ministero dell’università e della ricerca, quale Ministero vigilante”.
  • Il modello dell’università-azienda – si è detto – è neoliberale; quello nei disegni del governo è autoritario. Qui però il “liberale” che segue al “neo-” non ha nulla a che vedere con Benedetto Croce: l’azienda è una struttura non democratica, bensì autoritaria e chi la impone come modello sostiene un’ideologia altrettanto autoritaria, se non totalitaria. In questo senso, il disegno di “riforma” dell’Anvur non è una metamorfosi, bensì un’epifania.

    Non esiste una valutazione amministrativa buona o cattiva, così come non esiste un dispotismo cattivo o buono a seconda che sul trono sieda Commodo oppure Marco Aurelio. Se si accetta che la valutazione della ricerca non sia scientifica – e parte della ricerca stessa – bensì amministrativa e a essa esterna, si accetta anche che chi amministra ne fissi e ne muti i criteri e abbia titolo a controllare i suoi eventuali agenti in modo più o meno stretto. Il vizio della valutazione di stato non sta nel modo in cui valuta, come suggerito elusivamente dell’Unione Europea, ma nel fatto che Caesar sia supra grammaticos, non importa se come Marco Aurelio o come Commodo. Non è, questa, un’idea radicale, né sul piano della storia, né su quello della cronaca: lo scorso aprile, in Francia, l’assemblea nazionale ha votato a favore dell’abolizione dell’agenzia di valutazione di stato HCERES.

    In questa prospettiva non ha senso limitarsi a chiedere un guinzaglio appena un po’ più lungo, o a sollevare il problema dei finanziamenti alla ricerca senza toccare quello della sua libertà, vale a dire della possibilità stessa di fare scienza – libertà, questa, che non si promuove difendendo l’Anvur attuale4 come se fosse indipendente, bensì considerandone l’abolizione.

    Contro il disegno di intensificare il controllo politico di “un’università più piccola, gerarchica e precaria”, FLC-CGIL5 si è appellata alle “forze libere e pensanti dell’accademia e della comunità universitaria”. In effetti, se, dopo lustri di valutazione di stato, esistessero ancora “forze libere e pensanti”, non sarebbe loro difficile promuovere una campagna di ubbidienza civile alla costituzione, a partire dagli articoli 21 e 33. In un momento in cui dovremmo invece parlare, davanti agli stati armati per la guerra, delle condizioni della pace pubblica, continuare a compilare moduli e a supplicare favori ministeriali ci salverà, forse, come impiegati, ma certamente non come studiosi.

  • Questa riflessività è nota a chi si occupa di valutazione come legge di Goodhart: i soggetti valutati non si limitano a farsi valutare, ma adeguano riflessivamente le loro prestazioni al criterio di valutazione. Così chi viene premiato per il numero di pubblicazioni inflazionerà i testi, mentre chi viene premiato per le citazioni scriverà solo per farsi citare. Le conseguenze sono tristemente note. ↩︎
  • Per un aggiornamento sugli orientamenti ministeriali si veda però quanto riferito dall’ANDU qui. [nota aggiunta il 7/01/2026]↩︎
  • Il Consiglio di Stato, nel parere formulato nell’adunanza del 23 settembre 2025, ha ricordato che, proprio in virtù della gerarchia delle fonti del diritto, un regolamento, perfino se riguarda la valutazione di stato, non può cambiare la legge che l’ha istituita. ↩︎
  • L’agenzia, peraltro, si è mostrata incapace di onorare gli impegni di riforma della valutazione che aveva sottoscritto aderendo alla coalizione europea COARA. ↩︎
  • ANVUR: un’Agenzia che diventa governativa, con l’intenzione di valutare e quindi disciplinare anche saperi e conoscenze (2025) merita di essere letto per la sua analisi dettagliata della bozza di DPR qui solo sommariamente esposta. ↩︎
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    - The post’s content. https://aisa.sp.unipi.it/anvur-reclutamento-universita-lepifania-della-valutazione-di-stato/
    L’Università italiana non è libera: va liberata e difesa – ANDU

    #Anvur Numerose associazioni scientifiche italiane, senza criticare il dispotismo, chiedono però che il despota sia Marco Aurelio invece che Commodo e che elargisca loro panem et circenses: https://www.scienzainrete.it/articolo/appello-lautonomia-finanziamento-e-dignit%C3%A0-delluniversit%C3%A0-e-della-ricerca/rete-delle

    Battute a parte, come possono delle società scientifiche accettare che la valutazione della ricerca sia fatta da un'agenzia amministrativa, invece che dalla collettività degli studiosi, e nello stesso tempo rivendicare la libertà di arte, scienza e insegnamento protette dall'articolo 33 della costituzione italiana?

    Appello per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca

    L’Università e la Ricerca italiane stanno attraversando un momento cruciale. Dopo anni di sottofinanziamento strutturale e di crescente burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR, si profila oggi il rischio di un ulteriore arretramento: un sistema sempre più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione. Finanziamenti e programmazione L’Italia investe in università e ricerca molto meno della media europea.

    Scienza in rete
    #Bibliometria Quando affidi le carriere accademiche ai dati elaborati da aziende private, come è imposto dalla valutazione di stato in Italia (#anvur), non solo ti privi della potestà decisionale, ma ti rendi anche dipendente dagli errori da loro commessi. I tecnocrati sottomessi al governo hanno sempre liquidato questa critica come retorica. Che cosa diranno ora?
    Un bug nei dati Springer Nature scuote la bibliometria
    Valutazione di stato, al quadrato

    L'#Anvur è già un'agenzia nominata dal governo e ai suoi ordini. La riforma in cantiere la renderà ancora più dipendente dal governo, come spiegato da Roars qui. Questa dipendenza sarà semplicemente più evidente.

    La dipendenza dell'Anvur attuale è mostrata dal commento dell'attuale presidente dell'Anvur, #Uricchio, riportato in fondo da Beniamino Cappelletti Montano. Uricchio è stato eletto dal consiglio direttivo (di nomina comunque ministeriale) e non nominato dal ministro. Ma le sue parola mostrano che si comporta come se fosse stato nominato direttamente dal ministro.

    Valutare e obbedire. Il Governo vuole il controllo totale di ANVUR

    La proposta di riforma dell'ANVUR rende finalmente evidente ciò che da anni era solo implicito: l’Agenzia è lo strumento con cui il governo attua il controllo centralizzato e indirizza le attività di università e ricerca. Con la riforma, nomine e attività di valutazione passano sotto l’iniziativa es

    ROARS