Reino Unido veta a Kanye West y cancela su participación en festival de Londres

El Reino Unido prohíbe la entrada al país al rapero estadounidense Kanye West

SN Redacción | EFE

Londres.- El gobierno británico ha bloqueado el permiso de viaje del rapero estadounidense Kanye West al Reino Unido, según confirmaron este martes fuentes gubernamentales a la cadena pública británica BBC.

El rapero Kanye West. EFE/EPA/Etienne Laurent

La decisión de vetar la entrada al país al artista, que tenía previsto actuar en el festival Wireless de Londres entre el 10 y el 12 de julio, se basó en que su presencia «no sería beneficiosa para el bien público», según precisó el Ministerio del Interior británico (Home Office) a la BBC.

West ha suscitado la polémica en los últimos días, después de que múltiples asociaciones y voces de la política británica pidieran prohibirle la entrada al Reino Unido debido a su historial de comentarios antisemitas y de que varias empresas como Pepsi retirasen su patrocinio al festival londinense tras conocerse su participación. –sn–

El rapero Kanye West. EFE/EPA/Etienne Laurent

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Reino Unido veta a la entrada de Kanye West por sus declaraciones antisemitas

En una decisión poco habitual dentro de su política migratoria cultural, el Reino Unido negó la entrada a Kanye West debido a su historial de comentarios antisemitas, lo que derivó de forma inmediata en la cancelación del Wireless Festival en Londres.

Rolling Stone en Español

📰 «Kanye West nazista», il governo britannico fa saltare il concerto. E in Italia rischia di nuovo: «Chi gira con le svastiche non deve esibirsi»

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“OGNI UOMO A IMMAGINE DI DIO”

Ogni uomo a immagine di Dio. Riflessioni sul principio di uguaglianza

«Il volume rende omaggio alla Costituzione italiana, concentrandosi sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3. Esamina il tema da una prospettiva interdisciplinare e internazionale, analizzando le diverse declinazioni e implicazioni del principio. I saggi esplorano, in particolare, il legame tra uguaglianza e diversità, affrontando anche le sfide della contemporaneità. Si pone la domanda su quale sia il significato dell’uguaglianza oggi e come l’articolo 3 possa influenzare le scelte politiche, culturali, economiche e sociali del paese. Inoltre, vengono esplorati gli ostacoli da rimuovere e le risorse da sviluppare per garantire una piena validità del principio, sia formale che sostanziale. Il volume include anche una riflessione sulla cultura, l’etica, la storia e l’esperienza ebraica, sottolineando il contributo che gli ebrei hanno dato alle società in cui vivono.» dalla presentazione del libro su Amazon

da Radio Radicale

(clicca sull’immagine)

La tutela della laicità dello Stato nel rispetto della pluralità religiosa

Presentazione del libro “Ogni uomo a immagine di Dio”.
Registrazione video del dibattito dal titolo “La tutela della laicità dello Stato nel rispetto della pluralità religiosa”, registrato a Roma martedì 31 marzo 2026 alle 17:30.
Dibattito organizzato da Treccani e Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Sono intervenuti: Davide Jona Falco (assessore alla comunicazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), Giancarlo Bosetti (giornalista), Giuliano Amato (presidente emerito della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana), Lucia Corso (docente di Filosofia del Diritto presso Università Kore Enna), Davide Jona Falco (consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), Michael Ascoli (rabbino e ingegnere), Raffaella Di Castro (coordinatrice delle Attività Culturali del Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche), Saul Meghnagi (direttore scientifico dell’Associazione di Cultura Ebraica Hans Jonas).
Tra gli argomenti discussi: Antisemitismo, Costituzione, Cultura, Ebraismo, Ebrei, Esteri, Etica, Filosofia, Gaza, Guerra, Istituzioni, Laicita’, Libro, Netanyahu, Palestina, Politica, Religione, Stato.

La registrazione video di questo dibatto ha una durata di 1 ora e 41 minuti.

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Pena di morte, apartheid e silenzio complice: la deriva che normalizza l’ingiustizia

Dalla forca per i palestinesi alle leggi che criminalizzano la solidarietà: tra Israele ed Europa si consolida un sistema che svuota il diritto e legittima la repressione C’è un filo …

Osservatorio Repressione
Buongiorno Palestina 167 – Radio Wombat

MAI PIU'?

Gad Lerner

Condivido la mia recensione al libro di Anna Foa, "Mai più" (Laterza editore) pubblicata su Il Manifesto di sabato scorso.

Il nuovo pamphlet di Anna Foa mi offre l’opportunità di esprimere una protesta a proposito del trattamento riservato all’autrice da parte di chi si autopercepisce in prima fila nel contrasto all’antisemitismo, ignaro del contributo che fornisce nell’alimentarlo. Il libro, intanto: si tratta di settanta agili pagine edite da Laterza, col titolo secco Mai più, per ricordarci che tenere viva la memoria dello sterminio degli ebrei in Europa dovrebbe fare il paio con l’impegno di scongiurarne la ripetizione a danno di altri popoli; e che quel “mai più” non può certo essere usato come scusante per giustificare nuovi crimini, infliggere umiliazioni, seminare disprezzo nei confronti di altri. Tanto meno dichiarandosi portavoce (vendicatori?) degli antenati. Dunque non vale solo per gli ebrei il “mai più”. Semmai agli ebrei tocca in sorte, a seguito di ciò han sofferto, il compito di sentinelle pronte a segnalare il pericolo che quell’abominio si ripeta. Come raccomandava Primo Levi.
Perché, allora, la lettura di Anna Foa mi muove alla protesta? Perché credo meriti di venir studiato il meccanismo di espulsione di fatto dalla Comunità ebraica romana di cui era animatrice riconosciuta dacché nell’estate 2024 è stato pubblicato Il suicidio di Israele. E non parliamo dacché il libro è stato insignito del Premio Strega per la saggistica. Di colpo l’illustre storica Anna Foa da personalità benvoluta, ammirata e rispettata, s’è tramutata in reietta che neppure si deve più nominare. Una sindrome di di psicologia collettiva tipica dei nostri tempi contraddistinti dall’intreccio fra ossessioni identitarie e richiami all’appartenenza esasperati da parodie mediatiche della guerra.
Stiamo parlando di una donna ebrea per parte di padre, cresciuta in una famiglia laica, che in età adulta ha compiuto la scelta del ghiur (conversione) e dell’osservanza, divenuta per questo assai cara anche alla componente religiosa della Comunità. E da quali genitori, da quale storia di coraggio e sacrifici alla base della conquista di un’Italia democratica, proviene Anna, che ormai ha passato la soglia degli ottant’anni! Ne ha trascorsi otto nelle carceri del regime Vittorio Foa, antifascista della prima ora, per poi diventare padre costituente, scegliere la militanza sindacale anziché una più agevole carriera politica, restare “giovane” fino all’ultimo nella ricerca culturale di una nuova sinistra. Quanto alla madre di Anna Foa, Lisa Giua, troppo ci sarebbe da dire tanto di lei che della sua famiglia. A noi basti ricordare quando nell’agosto del 1944, ventenne e incinta di sei mesi, per la sua attività di staffetta partigiana venne arrestata e rinchiusa nei sotterranei di Villa Triste a Milano, là dove la famigerata Banda Koch praticava torture e maltrattamenti. Ricoverata in ospedale, Lisa riuscì ad evadere. La neonata Anna Foa dovette essere registrata all’anagrafe come “figlia di ignoti”, con un cognome inventato, perché la Liberazione era ancora di là da venire. Venuta al mondo così in tempo di guerra, quasi una sfida alla malasorte, un segno d’amore e di Resistenza, adesso le tocca provare l’ostracismo dell’ambiente in cui ha coltivato le sue amicizie ma si dimostra incapace di rispettare il suo dissenso.
Questi cenni biografici non sembrino una divagazione. Chi l’accusa di tradimento, chi definisce scritti “col paraocchi” i testi di una fino a ieri rispettata accademica, chi ravvede solo un “dubbio onore” nel successo riscosso da Anna Foa “solo perché da ebrea ha consegnato argomenti nelle mani di forze ostili a Israele”, magari non se n’è reso conto ma è incorso in una forma di rimozione della realtà che potremmo definire negazionista. Capita di sperimentarla continuamente, in Israele come nella diaspora, fra persone sempre disperate, spesso in buona fede secondo le quali i resoconti della stampa internazionale sul conflitto mediorientale sarebbero tutti intessuti di falsità, assoggettati a una montatura mediatica bene orchestrata dai nemici, nuovi e vecchi antisemiti. Descrivere i crimini perpetrati da Israele, qualunque sia il grado di accuratezza nella scelta delle parole, viene percepito come un’aggressione. Le immagini che li comprovano sono definite senza fallo forzate o artefatte. Quando risultino innegabili, si obietta che riguardano il comportamento di frange estremiste minoritarie in una società che conserva la propria superiorità morale nei confronti del nemico che la minaccia. Alla fine, in questo negazionismo si manifesta inconsapevolmente l’angoscia per la perdita dell’innocenza.
Qui diventa prezioso il nuovo libro di Anna Foa che, dopo una sintetica storia delle diverse modalità assunte nei secoli dall’odio antiebraico -l’accusa di deicidio; il socialismo degli imbecilli che equiparava ebreo a padrone; la razza parassita che depreda gli ariani; il popolo colonizzatore- esamina le complesse relazioni fra antisemitismo e antisionismo senza eludere il nesso evidente tra il crescente odio antiebraico e la persecuzione dei palestinesi da parte di un establishment israeliano che neppure riconosce loro di essere una nazione. “A dar retta a queste voci, il mondo intero è antisemita. Ma se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo?”. Aggiungerei: vorrà pur dire qualcosa se nel secolo scorso gli antisemiti si vantavano di esserlo; mentre oggi chi critica Israele -ricorrendo purtroppo talvolta, per lo più inconsapevolmente, a stereotipi radicati nel passato- trova infamante l’accusa di esserlo?

#antisemitismo #antisionismo #annafoa #maipiu #gadlerner

@cultura
@politica

In merito al 🚨 DDL #antisemitismo voglio segnalare che è in corso una #petizione per chiedere ai parlamentari della Repubblica di:

1) fermare o modificare radicalmente il DDL n. 1004 nel corso dell’esame alla Camera;

2) rinunciare all’adozione vincolante della definizione IHRA, sostituendola con una definizione giuridicamente solida che distingua nettamente l’odio razziale dalla critica politica;

3) aprire un confronto reale e non ideologico con giuristi, comunità ebraiche plurali, accademici e società civile;

4)lavorare a una legge universale contro i crimini d’odio, nel rispetto della Costituzione e senza strumentalizzazioni politiche.

Link per info e firmare qui 👇 https://www.possibile.com/unafirmaper/

#meloni
#GovernodellaVergogna
#NoAlSionismo
#libertàdiespressione
#Italia
#politica

Policía de Londres identificado en altercado con periodistas de Al Jazeera tras ataque a ambulancias

📰 Título original: Revealed: Man filmed in Al Jazeera ‘intimidation’ mob is Met police officer

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Ver resumen IA completo: https://killbait.com/es/policia-de-londres-identificado-en-altercado-con-periodistas-de-al-jazeera-tras-ataque-a-ambulancias/?redirpost=eeec005a-14b6-4dac-8076-8e67da2308ee

#justicia #policía #periodismo #antisemitismo

Policía de Londres identificado en altercado con periodistas de Al Jazeera tras ataque a ambulancias

Un oficial de la Policía Metropolitana de Londres, identificado como el policía especial David Soffer, fue filmado intimidando a periodistas de Al Jazeera en Golders Green durante la cobertura de un…

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Policía de Londres identificado en altercado con periodistas de Al Jazeera tras ataque a ambulancias

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