La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale

La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019

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Il Fatto Quotidiano: Firme false per le elezioni a Giugliano, indagati anche due parlamentari tra cui un componente dell’Antimafia

Ci sono anche un parlamentare della commissione antimafia, il senatore Gianluca Cantalamessa (Lega), e una parlamentare del napoletano, la deputata Annarita Patriarca (Forza Italia), tra gli otto indagati con l’accusa di aver autenticato firme false per formate le liste alle ultime elezioni amministrative di Giugliano (Napoli).
Si sono svolte il 25 maggio dell’anno scorso, in una città commissariata ed attraversata da un clima di profonda tensione. Nel febbraio precedente era infatti avvenuta una retata della Dda, guidata da Nicola Gratteri, contro ex amministratori e politici locali arrestati con l’accusa di aver condizionato le elezioni del 2020 attraverso la loro rete di relazioni con il clan Mallardo. Poche settimane dopo ci fu la sfiducia, con dimissioni in blocco dei consiglieri, al sindaco Nicola Pirozzi, in quel momento indagato (è stato poi archiviato), con richiesta di arresto respinta nell’ottobre precedente, nell’ambito di un altro filone di indagine.
Una situazione ambientale elettrica, che avrebbe suggerito maggiore prudenza nell’autenticazione delle liste. Almeno a leggere l’avviso conclusa indagine della Procura di Napoli Nord – pm Patrizia Dongiacomo, procuratore Domenico Airoma – secondo cui le coalizioni collegate ai tre candidati sindaco Giovanni Pianese, Diego D’Alterio (il vincitore di centrosinistra, ndr) e Salvatore Pezzella, hanno tutte beneficiato di liste allestite con firme poi disconosciute.
Tra i politici indagati per le autenticazioni ritenute false ci sono anche due ex consiglieri metropolitani e due ex consiglieri regionali, oltre ad alcuni professionisti. Ne avrebbero beneficiato Forza Italia, Fdi, Azione con Calenda, Italia Viva, il Pd, L’Udc, i Liberali e Riformisti, cinque liste civiche. Una curiosità: Cantalamessa e Patriarca avrebbero autenticato solo firme per liste civiche e non per i loro partiti di riferimento in Parlamento. Peraltro, a Giugliano la Lega non fece la lista.
L'articolo Firme false per le elezioni a Giugliano, indagati anche due parlamentari tra cui un componente dell’Antimafia proviene da Il Fatto Quotidiano.

False signatures for elections in Giugliano, investigations also involving two parliamentarians, including a member of the Antimafia commission.

There are also a parliamentarian from the anti-mafia commission, Senator Gianluca Cantalamessa (Lega), and a parliamentarian from Napoletano, Deputy Annarita Patriarca (Forza Italia), among the eight investigated on the charge of having authenticated false signatures to form the lists in the recent municipal elections in Giugliano (Naples).

The events took place on May 25th of last year, in a city under municipal administration and affected by a climate of deep tension. In the previous February, a raid by the DDA, led by Nicola Gratteri, resulted in the arrest of former administrators and local politicians accused of influencing the 2020 elections through their connections with the Mallardo clan. Just a few weeks later, there was a vote of no confidence, with a mass resignation of councilors to the mayor Nicola Pirozzi, who was then under investigation (later archived), with a request for arrest rejected in the previous October, as part of another investigation line.

An electrical political situation that would have suggested greater caution in authenticating the lists. At least according to the investigation report from the Public Prosecutor's Office of North Naples – pm Patrizia Dongiacomo, prosecutor Domenico Airoma – which states that the coalitions linked to the three mayoral candidates Giovanni Pianese, Diego D’Alterio (the winner of the center-left coalition, ndr) and Salvatore Pezzella, all benefited from lists set up with signatures later deemed invalid.

Among the politicians investigated for the allegedly false signatures are also two former metropolitan councilors and two former regional councilors, as well as several professionals. Forza Italia, Fdi, Azione with Calenda, Italia Viva, the PD, UDC, the Liberals, and Riformisti, five civic lists, would have benefited from this. A curiosity: Cantalamessa and Patriarca only authenticated signatures for civic lists and not for their respective parties in Parliament. Nevertheless, in Giugliano, Lega did not run a list.

The article “False Signatures for the Elections in Giugliano, Two Parliamentarians, including a Member of the Anti-Mafia Commission, Investigated” is from Il Fatto Quotidiano.

#Giugliano #Antimafia #Napoletano #AnnaritaPatriarca #ForzaItalia #Naples #NicolaGratteri #Mallardo #NicolaPirozzi #PatriziaDongiacomo #DomenicoAiroma #GiovanniPianese #Diego #SalvatorePezzella #Azione #Calenda #ItaliaViva #Liberals #Riformisti #Cantalamessa #Patriarca #Parliament #Parliamentarians #IlFattoQuotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/15/firme-false-elezioni-giugliano-indagati-parlamentari-antimafia-news/8356902/

Firme false per le elezioni a Giugliano, indagati anche due parlamentari tra cui un componente…

Si tratta del senatore Gianluca Cantalamessa (Lega), che autenticò le sottoscrizioni per una lista civica di centrodestra. Tra le otto persone indagate c'è anche la deputata Annarita Patriarca, eletta in Forza Italia

Il Fatto Quotidiano

Agenzia Nova: Antimafia: Verini-Ghio (Pd), "avanti con filoni avviati, luce su scambio politico-mafioso"

14 apr 12:12 - (Agenzia Nova) - "L'Ufficio di presidenza della Commissione Antimafia ha stabilito di continuare e proseguire fino alle conclusioni... (Rin)

Antimafia: Verini-Ghio (Pd), “continue with initiated lines, light on political-mafia exchange”

April 14, 12:12 - (Agenzia Nova) - "The office of the presidency of the Antimafia Commission has decided to continue and pursue until conclusions... (Rin)"

#Antimafia #Verini-Ghio #AgenziaNova

https://www.agenzianova.com/a/69de13f7d80895.05745693/7275720/2026-04-14/antimafia-verini-ghio-pd-avanti-con-filoni-avviati-luce-su-scambio-politico-mafioso

Il Sole 24 ORE - Italia: L’Antimafia verso nuovo filone di inchiesta su infiltrazioni in politica

L’argomento non riguarda inchieste specifiche già in corso nella commissione e si avvarrà delle proposte di tutte le componenti

Antimafia shifts to new investigative line on political infiltration.

The subject does not concern specific investigations already underway in the committee and will draw on proposals from all components.

#Antimafia

https://www.ilsole24ore.com/art/l-antimafia-nuovo-filone-inchiesta-infiltrazioni-politica-AICak5QC

L’Antimafia verso nuovo filone di inchiesta su infiltrazioni in politica

L’argomento non riguarda inchieste specifiche già in corso nella commissione e si avvarrà delle proposte di tutte le componenti

Il Sole 24 ORE
“Le stagioni migliori in cui si considerava l’antimafia un valore a cui fare riferimento sono state spazzate via. E lo vediamo da come viene gestita la Commissione antimafia o il caso Delmastro” Parla così ai microfoni di "Urto" il giornalista Danilo Chirico #Radiocusano #delmastro #antimafia

“Le stagioni migliori in cui si considerava l’antimafia un valore a cui fare riferimento sono state spazzate via. E lo vediamo da come viene gestita la Commissione antimafia o il caso Delmastro”

Parla così ai microfoni di "Urto" il giornalista Danilo Chirico, ospite del programma condotto da Giulio Cavalli.

📻Segui Urto su Radio Cusano dal lunedì al venerdì, dalle 11.00 alle 12.00 e poi in podcast anche su Spotify

#Radiocusano #delmastro #antimafia

Domani: «I soldi del clan nella società di Delmastro». L’ex sottosegretario convocato in Antimafia

Nell’invito a comparire per Mauro e Miriam Caroccia la contestazione dei pm: nella srl i soldi dei Senese, “padroni” di Roma. L’avvocato degli indagati: «Dimostreremo la provenienza lecita». Chiorino lascia il posto di assessora in regione Piemonte. A Torino l’inchiesta con due inquisiti

“The clan’s money in Delmastro’s society.” Former Undersecretary summoned by Antimafia.

For Mauro and Miriam Caroccia, the prosecution’s summons involved a contestation: in the company, the money of the Senese, “masters” of Rome. The attorney for the investigated individuals: “We will prove the legitimate origin.” Chiorino steps down as regional councilor in Piedmont. In Turin, the investigation involves two indicted individuals.

#Delmastro #Antimafia #Mauro #MiriamCaroccia #Senese #Chiorino #Piedmont #Turin

https://www.editorialedomani.it/fatti/i-soldi-del-clan-nella-societa-di-delmastro-lex-sottosegretario-convocato-in-antimafia-s7f2czqg

«I soldi del clan nella società di Delmastro». L’ex sottosegretario convocato in Antimafia

Nell’invito a comparire per Mauro e Miriam Caroccia la contestazione dei pm: nella srl i soldi dei Senese, “padroni” di Roma. L’avvocato degli ... Scopri di più!

Domani

Primo piano ANSA - ANSA.it: 'I Caroccia usavano soldi dei Senese'. Delmastro in Antimafia

L'ex sottosegretario aggiorna la dichiarazione patrimoniale: nuovo documento sul sito della Camera, è datato il 28 marzo 2026

"The Caroccia were using money from Siena.” Delmastro in Antimafia.

The former undersecretary updates the property statement: new document on the Chamber of Deputies website, dated March 28, 2026.

#Caroccia #Siena #Delmastro #Antimafia

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/30/i-caroccia-usavano-soldi-dei-senese.-delmastro-in-antimafia_d3582738-d927-492f-8694-915a8a004fcb.html

'I Caroccia usavano soldi dei Senese'. Delmastro in Antimafia - Notizie - Ansa.it

L'ex sottosegretario aggiorna la dichiarazione patrimoniale: nuovo documento sul sito della Camera, è datato il 28 marzo 2026 (ANSA)

Agenzia ANSA

Primo piano ANSA - ANSA.it: Dalle bollette alla legge elettorale, i dossier che si aprono ora

Sei i decreti in ballo, anche il dl sicurezza. Le opposizioni chiedono Delmastro in Antimafia

From bills to electoral law, the dossiers that are opening now.

Are the decrees in play, including the security decree. The opposition is demanding Delmastro in Antimafia.

#Delmastro #Antimafia

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/03/22/dalle-bollette-alla-legge-elettorale-i-dossier-che-si-aprono-ora_f919acce-ee1e-4832-8d45-45103c7d4016.html

Dalle bollette alla legge elettorale, i dossier che si aprono ora - Notizie - Ansa.it

Sei i decreti in ballo, anche il dl sicurezza. Le opposizioni chiedono Delmastro in Antimafia (ANSA)

Agenzia ANSA