#Alfredo Facchini
UCCIDETE PLACIDO RIZZOTTO
10 marzo 1948. Ć sera. Placido Rizzotto, segretario generale della āCamera del lavoroā cittadina, cammina per le vie della sua Corleone, insieme a Ludovico Benigno.
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#Alfredofacchini UCCIDETE PLACIDO RIZZOTTO 10 marzo 1948. Ć sera. Placido Rizzotto, segretario generale della āCamera del lavoroā cittadina, cammina per le vie della sua Corleone, insieme a Ludovico Benigno. Hanno appena lasciato una riunione del partito socialista. I due incontrano, Pasquale Criscione, gabelloto del feudo Drago, vecchia conoscenza di Placido. Benigno, strada facendo, li lascia per rientrare a casa. A Via Bentivegna, completamente deserta, scatta lāagguato. Allāimprovviso, Placido, si ritrova circondato da un gruppo di uomini agli ordini del capomafia, Luciano Liggio. Criscione si unisce alla banda. Con la forza lo caricano sulla āFiat millecentoā di Liggio, lo āsciancatoā. Destinazione: contrada Malvello. Arrivati, lo trascinano in una fattoria abbandonata. Iniziano le sevizie, fino a fracassargli il cranio. Mezzo morto, i picciotti lo finiscono con tre colpi di pistola. Poi fanno sparire il corpo nella foiba, una ciacca come si dice in dialetto, di Rocca Busambra. Eā il primo caso di ālupara biancaā. Un bambino, Giuseppe Letizia, sconvolto per avere assistito allāesecuzione del delitto, muore tre giorni dopo il ricovero nellāospedale diretto dal medico Michele Navarra, boss di Corleone, eminente esponente della Dc locale, riverito dai dirigenti regionali e nazionali del partito. Ha visto quello che non doveva vedere. āEra il pastorello Giuseppe Letizia, lui vide uccidere e fu ucciso. Aveva 13 anni e la mattina dellā11 marzo fu trovato dal padre febbricitante, nel delirio raccontoĢ di aver visto fare un uomo a pezzi. Disse anche i nomi che i genitori non fecero. Il capo mafia della zona, quello da cui Luciano Liggio a quellāepoca prendeva gli ordini, era il medico Michele Navarra. Quando il ragazzino fu portato in ospedale gli fece una iniezione dāaria che probabilmente provocoĢ unāemboliaā. (LāUnitĆ del 25 maggio 2012) Di fronte allāimmobilismo di polizia e carabinieri nel condurre le indagini, Giuseppe Di Vittorio, segretario della āCgilā, decide di dare un premio di mezzo milione di lire - venti volte lo stipendio medio di un operaio - a chiunque fornisca notizie utili a ritrovare Rizzotto e a scoprire i colpevoli. Tocca al giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, indagare sul delitto Rizzotto. Un anno dopo vengono arrestati, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. I due mafiosi ammettono le loro responsabilitĆ nel rapimento di Placido e chiamano in causa Luciano Liggio, indicandolo come lāautore dellāassassino del sindacalista. Ma la mafia ĆØ ovunque. Collura e Criscione, davanti ai giudici ritrattano tutto. Affermano che le loro confessioni sono state estorte dai Carabinieri. Il processo si chiude nellāignominia. Il 30 dicembre del 1952, la Corte dāAssise di Palermo, assolve tutti gli imputati per insufficienza di prove. Sentenza poi confermata nel processo di appello e in Cassazione nel 1961. Eā Sandro Pertini lāavvocato di parte civile al processo. Il sindacato manda a Corleone un nuovo dirigente da fuori, si chiama Pio La Torre. FarĆ una brutta fine anche lui, ucciso, negli anni ā80, per ordine, ancora una volta, dello āsciancatoā. Placido nasce il 2 gennaio del 1914, primo di sette figli. La madre, muore quando lui ĆØ ancora un ragazzino. Il padre Carmelo, invece, finisce in manette con lāaccusa di essere in odore di mafia. Placido, abbandona gli studi per occuparsi delle cinque sorelle. Scoppia la seconda guerra mondiale. Il servizio militare lo porta nella Carnia, in provincia di Udine. Con lāarmistizio dellāotto settembre diserta e si unisce alla Resistenza partigiana, nella banda clandestina del āGruppo Napoliā. Nel 1945, torna a Corleone. Due anni dopo viene eletto segretario della āCamera del Lavoroā di Corleone. Si batte per difendere le ragioni dei braccianti vessati dai grandi latifondisti . āNel ā48, a Corleone, cāerano 64 famiglie mafiose con un esercito di 256 picciotti; ma eĢ anche vero che in un paese di 10.000 abitanti, cāerano 2.500 iscritti al sindacatoā. La mafia corleonese, braccio armato dei proprietari terrieri, tenta di intimidire Rizzotto con le buone. Ma Placido non arretra di un centimetro. I latifondisti allora ordinano a Michele Navarra, di passare alle vie di fatto, alla condanna a morte. Familiari e compagni non hanno mai smesso di invocare giustizia, assieme allāappello a recuperare il corpo di Placido. Solo nel 2008 vengono ritrovati i resti umani del sindacalista in uno strapiombo di Rocca Busambra, certificati dalla prova del āDnaā. SaraĢ tumulato accanto a Bernardino Verra, eroe del movimento contadino, assassinato dalla mafia nel 1915. āC'era 'na vota c'era e c'eĢ ancora un contadino ca di Corleone si chiamava Placido Rizzotto e Placido Rizzotto si chiama ancoraā. Alfredo Facchini #PlacidoRizzotto #Corleone #LucianoLiggio #GiuseppeLetizia #MicheleNavarra #GiuseppeDiVittorio #CarloAlbertoDallaChiesa #PioLaTorre #SandroPertini #10marzo1948 @[email protected] @[email protected] @[email protected]


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